Aspetti Idraulici, Idrogeologici, Morfologici, falde e Valli Fluviali

La fitta maglia di canali che si dirama dal Canale Villoresi, la cui costruzione risale alla fine dell’800, irriga buona parte dell’area del milanese-monzese e la parte meridionale delle provincie di Varese, Como e Lecco. Le acque scorrono nei canali per gravità, procedendo da Nord verso Sud, ad eccezione dei canali principali (Villoresi e Navigli), che tagliano la pianura in direzione Est - Ovest o Ovest – Est, recapitando le salubri ed abbondanti acque dei fiumi Ticino ed Adda verso la pianura circostante. Il comprensorio sottende una superficie di circa 285.000 ha di cui 55.600 irrigati.

 

Il reticolo di competenza del Villoresi è costituito da un sistema caratterizzato dal canale principale (86 Km) da cui si dipartono rami secondari (canali derivatori e diramatori per circa 1500 km) fino ai singoli adacquatori, che forniscono direttamente l’acqua in campo alle utenze private (1300 Km).

Il canale adduttore principale deriva acqua dalla diga di Panperduto sul Ticino, nel Comune di Somma Lombardo (VA). Dalla diga diparte sia il Canale Villoresi che il sistema principale dei Navigli. L’edificio della diga ha un alto valore storico e architettonico oltre ad essere posizionato in un punto a forte rilevanza ambientale.

E’ posto inoltre sul percorso ciclopedonale europeo E1 che collega Capo Nord (Norvegia) con capo Passero in Sicilia, attraversando da nord a sud l'intero continente europeo.

Il sistema di canali derivato presenta diverse caratteristiche: in alcuni tratti scorre in trincea, in altri scorre pensile (elevato rispetto ai territori circostanti), in maniera tale da superare i dislivelli topografici del terreno e garantire l’alimentazione anche per zone distanti.
Scorrendo in particolare da Nord verso Sud, lungo i derivatori sono presenti diversi salti per vincere la diminuzione di quota del terreno, ed anche la sezione è variabile per forma e portata, costituita da materiali differenti (terra, calcestruzzo, “ceppo”-particolare roccia conglomeratica lombarda, laterizio).
Il Canale Villoresi al termine del percorso confluisce nel fiume Adda con una portata pressoché nulla. La concessione prevede una portata estiva massima di 55 mc/sec che viene riversata interamente sul territorio per l’irrigazione.
La zona a nord individua una fascia di territorio in sponda sinistra del canale Villoresi non attualmente servita dal canale stesso.
La zona a sud del canale adduttore principale è suddivisa in 3 macro aree, le quali sono organizzate in 18 comizi irrigui (rappresentati in figura); esiste anche un’area a nord del canale di modesta superficie servita con impianti di irrigazione a pioggia.

 

 

La rete del Villoresi alimenta anche le acque di falda, favorendo lo sviluppo dell’importante reticolo dei fontanili, che sono l’esempio migliore di come la risorsa acqua superficiale e acqua sotterranea siano interconnesse e, anzi, costituiscano sostanzialmente la stessa risorsa idrica.

Da un fontanile emerge infatti acqua di falda composta da acque di infiltrazione provenienti dalle zone di alimentazione (poste nell’area pedemontana) che, immagazzinata all’interno del “serbatoio” falda si muovono lentamente verso valle per gravità all’interno dei depositi alluvionali che costituiscono la pianura padana, chiamate comunemente acque sotterranee; ma emerge anche l’acqua appena infiltratesi dalla rete irrigua del Villoresi che, mescolatasi con l’acqua di falda, riemerge per dar vita ad un reticolo di canali “secondario” che, originato in area Villoresi, può arrivare fino al fiume Po.

 

Il Villoresi assume dunque una triplice funzione ambientale, molto meno conosciute di quella irrigua e industriale:

- funzione di miglioramento qualitativo della falda;

- funzione di rimpinguamento della falda;

- funzione di alimentazione di un nuovo reticolo idrico superficiale “secondario”, la rete dei fontanili.

Per questo motivo è possibile affermare che il reticolo dei canali derivati dal Villoresi ha caratterizzato e contraddistingue tuttora il paesaggio e territorio circostanti, mostrando come una cultura della “gestione integrata dell’acqua”, possa favorire un florido sviluppo socioeconomico delle aree interessate.

L’importanza della rete Villoresi: i fontanili ed il rimpinguamento della falda

Un aspetto di fondamentale rilevanza inerente il Villoresi e la rete di canali che ne deriva, spesso poco noto ai più, è quello legato all’importanza non solo idraulica, ma anche idrogeologica, delle acque superficiali.

Spesso si ha l’idea che le acque superficiali, che vediamo scorrere lungo i torrenti e i fiumi, che si deposita placidamente nei laghi sia semplicemente la “vera” acqua; difficilmente si pensa che l’acqua in realtà più vicina a noi, quella che esce dai rubinetti di ogni casa della pianura lombarda, sia in realtà “un’altra acqua”, l’acqua che nessuno sa bene come sia fatta, dato che non si vede, quella del misterioso “fiume” sotterraneo ubicato sotto i piedi, negli acquiferi: la falda.

L’area sottesa al canale Villoresi è il migliore esempio di questa commistione di acque superficiali e sotterranee. Il canale porta infatti 55 mc/s di acqua da ovest a est, disperdendo direttamente nel suolo e attraverso i canali derivati, su un’area di circa 500 kmq, le proprie acque, caratterizzate da una qualità molto elevata (sono le acque del Lago Maggiore).

Le acque superficiali del Villoresi infiltrano nel terreno e vanno a rimpinguare la prima falda, molto compromessa dal punto vista ambientale a causa del sovrasfruttamento e inquinamento legati alle tante attività industriali che insistono da decenni sulle falde del milanese, varesotto e comasco, tanto da comprometterne la fruibilità ai fini idropotabili.

Quest’acqua, una volta infiltratasi non viene assolutamente sprecata, dato che permette da una parte l’abbassamento delle concentrazioni di sostanze indesiderate nella prima falda (effetto diluizione), e dall’altra ne accresce il livello (aumento del livello piezometrico).

Ciò ha favorito nei secoli lo sviluppo di una civilità agricola “derivata” da quella “diretta” e il fiorire di ecosistemi di notevole pregio naturalistico ed ambientale, nati intorno ai cosiddetti “fontanili” che costellano la fascia di media pianura a sud del Villoresi.

 

Ma cosa sono i fontanili? Spesso sono confusi con risorgive o sorgenti ma i fontanili, a differenza di queste, sono emergenze non naturali della falda, dato che sono “favorite” da scavi che l’uomo ha effettuato in aree in cui la falda stessa si trova molto vicino al piano campagna (dette a “bassa soggiacenza”).

La risalita delle acque, provenienti da infiltrazione più a monte di acque superficiali, dipende infatti dalla conformazione geomorfologica della Pianura Padana, alimentata da fenomeni di erosione e deposizione avvenuti nell’ultimo periodo glaciale.

 

Il trasporto dei materiali alpini ha determinato la formazione di conoidi di deiezione che hanno dato origine ad una vasta pianura alluvionale. L’alta pianura, che occupa la fascia a ridosso di Prealpi e Appennini, è ricca di materiali grossolani, sabbia e ghiaia, permeabili al passaggio dell’acqua superficiale, che infiltra nel terreno fino a che incontra un insieme di strati semi-impermeabili argillosi-limosi, per poi scorrere su questo strato verso valle e riaffiorare in corrispondenza della fascia delle risorgive dove inizia la bassa pianura formata da materiali tendenzialmente più fini.

 

Grazie al fatto che la temperatura dell’acqua dei fontanili è relativamente costante durante l’intero arco dell’anno (10-13° C), in inverno il continuo scorrimento dell’acqua sul terreno apporta calore mantenendo una temperatura sufficientemente elevata da impedire al suolo di gelare, favorendo la crescita costante di fauna e flora.

Per quanto riguarda il rapporto tra fontanili e agricoltura, si può dire che il regime idrologico dei fontanili è sempre più strettamente legato all’irrigazione a scorrimento, tanto da divenire uno dei fattori principali che sta alla base dell’alimentazione di molti fontanili.

Nonostante la vocazione prettamente irrigua, il Villoresi assurge oggi ad un nuovo ruolo di “polmone verde” essenziale per la vita di milioni di persone che popolano la zona, giacché costituisce l’unico “cordone” di continuità ambientale che si sviluppa in direzione est-ovest a nord di Milano.